10 Feb Amianto: la normativa si aggiorna. Sei pronto?
Il decreto legislativo n. 213/2025 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 6 del 9 gennaio 2026 ha attuato la direttiva (UE) 2023/2668
Quando si parla di amianto, spesso si fa un errore molto comune: si pensa che sia un problema chiuso e superato. Una di quelle cose “da anni ’80”, come i telefoni a filo o i capannoni industriali costruiti senza isolamento.
E invece no. L’amianto è ancora qui, più presente di quanto molti imprenditori immaginino, e il motivo per cui se ne torna a parlare sempre più spesso è semplice: oggi si ristruttura molto, si demolisce di più, si fanno interventi rapidi e frequenti su edifici vecchi.. e l’amianto, in mezzo a tutto questo, non sparisce da solo.
È per questo che la normativa amianto continua ad aggiornarsi e a diventare sempre più puntuale. Non perché qualcuno si diverte a complicare la vita alle aziende, ma perché il rischio è concreto, serio, e soprattutto silenzioso.
E quando un rischio è silenzioso, la probabilità che venga sottovalutato aumenta.
E quando viene sottovalutato, succede quello che non dovrebbe succedere mai: ci si accorge del problema solo quando è troppo tardi.
Chi gestisce un’azienda, anche piccola, deve avere chiaro un punto: l’amianto non è un tema “da grandi industrie”. È un tema di edilizia ordinaria.
Di manutenzione, piccoli lavori, interventi banali, come cambiare una copertura, aprire un controsoffitto, rifare un impianto o mettere mano a una vecchia centrale termica.
E quando parliamo di normativa amianto, il nodo centrale è proprio la gestione pratica del rischio.
L’amianto oggi: il rischio invisibile
L’amianto è pericoloso perché non ha bisogno di “fare rumore”. Non esplode, non brucia, non si sente. È un rischio invisibile. E proprio per questo, in tanti cantieri e in tanti interventi di manutenzione, il problema nasce sempre allo stesso modo: qualcuno rompe qualcosa senza sapere cosa sta rompendo.
Un esempio molto realistico è quello di un capannone industriale costruito tra gli anni ’60 e ’90, magari ancora perfettamente operativo.
Il proprietario decide di rifare la copertura perché piove dentro, o perché vuole installare un impianto fotovoltaico. Chi lavora nel settore lo sa bene: moltissime coperture in cemento-amianto (il famoso “eternit”) sono ancora presenti in Italia.
Non perché qualcuno le voglia, ma perché sono lì da decenni e spesso non sono mai state rimosse.
In questi casi, se non si gestisce correttamente il rischio, l’azienda si ritrova in un attimo dentro una situazione delicata. E quando si entra in questa zona grigia, la normativa amianto non lascia spazio a improvvisazioni, in quanto l’amianto non è solo un problema tecnico, ma anche sanitario, legale ed organizzativo.
Il punto è che l’amianto non si trova solo sui tetti. Può essere presente in vecchi pannelli isolanti, in tubazioni, in guarnizioni, in materiali da coibentazione, nei controsoffitti, perfino in alcune vecchie pavimentazioni viniliche. Chi ha edifici datati deve partire da una consapevolezza: se l’immobile è vecchio, l’ipotesi amianto non è paranoia, bensì prudenza.
E oggi la prudenza è esattamente quello che la normativa amianto sta cercando di rendere obbligatorio, perché la prudenza non può più dipendere dalla fortuna o dalla sensibilità del singolo.
Perché la normativa amianto viene aggiornata
Quando una legge si aggiorna, la prima reazione di molti imprenditori è sempre la stessa: “Ecco, un’altra complicazione”.
È comprensibile, perché le aziende sono già sommerse da adempimenti. Ma se si osserva il tema con lucidità, si capisce che gli aggiornamenti della normativa amianto rispondono a un’esigenza reale.
Negli ultimi anni è aumentata moltissimo l’attività di ristrutturazione e riqualificazione degli edifici. Superbonus, bonus edilizi, interventi su coperture e facciate, rifacimenti impiantistici. In pratica, si sta mettendo mano a strutture vecchie ovunque. Questo significa più probabilità di incontrare materiali contenenti amianto.
Il problema è che, in tanti casi, l’amianto non viene intercettato in fase preventiva. Non perché manchi la volontà, ma perché spesso si sottovaluta l’importanza di fare le verifiche prima di iniziare. E quando un lavoro parte in fretta, magari perché “serve finire entro fine mese”, si rischia di scoprire l’amianto quando il danno è già fatto: materiale rotto, polveri disperse, persone esposte.
E a quel punto non si parla più di sicurezza astratta, ma di lavoratori che hanno respirato fibre potenzialmente pericolose. Il motivo per cui la normativa amianto si aggiorna è proprio questo: evitare che il rischio venga gestito dopo, quando ormai è tardi.
Cosa cambia davvero per le aziende
Non serve entrare in tecnicismi complessi, perché chi legge un articolo vuole capire una cosa sola: cosa cambia davvero per l’azienda?
Il cambiamento più evidente che si nota, leggendo l’evoluzione della normativa amianto, è l’aumento dell’attenzione sulla responsabilità. Il sistema spinge sempre di più verso una gestione documentata, tracciabile e verificabile.
Non basta più “dire che si è controllato”. Bisogna poterlo dimostrare. E questa è una differenza enorme.
Oggi, quando si parla di amianto, la domanda che un ispettore, un tecnico o un consulente serio fa non è “Avete fatto attenzione?”. La domanda è “Dove sono le prove che avete fatto attenzione?”.
Questo vale per le valutazioni preventive, per i piani di lavoro, per le procedure, per la gestione dei rifiuti, per le comunicazioni agli enti, per i DPI, per la formazione.
La normativa amianto si muove proprio in questa direzione: responsabilità concreta e verificabile.
E chi fa impresa deve capire un concetto fondamentale: in caso di problema, nessuno andrà a cercare le buone intenzioni, ma si cercheranno le evidenze.
Chi è responsabile
Qui arriviamo al cuore della questione, quello che interessa davvero a un imprenditore. Perché l’amianto è un rischio sanitario, ma è anche un rischio aziendale.
Se qualcosa va storto, se un lavoratore viene esposto, se si scopre che una rimozione è stata gestita male, se un cantiere viene fermato o se un controllo fa emergere mancanze, la domanda che arriva subito dopo è sempre la stessa: chi è responsabile?
E qui la normativa amianto è molto chiara, anche se nella pratica spesso si crea confusione. Il datore di lavoro ha sempre un ruolo centrale, perché ha l’obbligo di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori.
Ma attorno a lui esistono altri soggetti coinvolti: l’impresa appaltatrice, i subappaltatori, i coordinatori, il committente, i tecnici che firmano documenti.
Il problema vero è che in tanti lavori piccoli si crea un cosiddetto “vuoto organizzativo”. Nessuno si sente davvero responsabile. Ognuno pensa che sia responsabilità di qualcun altro. E invece, quando si parla di amianto, questo approccio è pericoloso.
In caso di contestazione, la responsabilità si distribuisce, ma non si dissolve.
E questa è una delle ragioni per cui la normativa amianto viene aggiornata: perché troppe situazioni, in passato, sono state gestite con leggerezza e senza una chiara definizione di ruoli.
Cantieri e ristrutturazioni: dove nasce il problema
Se dovessimo scegliere il luogo tipico in cui l’amianto crea guai, non sarebbe tanto la grande industria, quanto la ristrutturazione.
L’amianto entra in gioco quando si lavora su edifici costruiti decenni fa. Capannoni, scuole, ospedali, condomini, magazzini, edifici agricoli. Il rischio aumenta quando i lavori vengono fatti in fretta e senza un’analisi preliminare.
Pensiamo a una ristrutturazione di un locale commerciale. Il proprietario decide di aprire un nuovo punto vendita, prende un immobile vecchio e lo sistema. L’impresa entra, rompe pareti, toglie controsoffitti, sposta impianti. Se in quell’immobile ci sono pannelli isolanti o materiali contenenti amianto, c’è un reale rischio di dispersione.
Un altro caso classico è quello della manutenzione su tubazioni vecchie. Ci sono aziende che gestiscono stabilimenti o edifici con centrali termiche datate. Spesso le coibentazioni delle tubazioni, negli anni passati, contenevano materiali pericolosi e, infatti, basta un intervento banale, un taglio o una rimozione fatta male per creare un problema serio.
In questi contesti, la normativa amianto diventa un tema operativo. Non si tratta di “sapere che esiste”, ma di gestire ogni intervento con un metodo serio.
E la domanda giusta che un imprenditore dovrebbe farsi non è “C’è amianto?”, ma “Sto facendo abbastanza per evitare che qualcuno lo tocchi senza saperlo?”.
I rischi reali
Quando si parla di normative, il pensiero va subito alle multe. Ma nel caso dell’amianto il rischio non è solo economico.
Un’azienda che gestisce male l’amianto può ritrovarsi con un cantiere bloccato, lavori sospesi, commesse in ritardo, clienti furiosi e costi che aumentano improvvisamente. Può trovarsi a dover bonificare un’area contaminata, cosa che può diventare molto onerosa. Può finire coinvolta in un contenzioso.
E, nel peggiore dei casi, può finire in un problema penale, perché quando si parla di salute e sicurezza sul lavoro, le responsabilità non sono teoriche.
La normativa amianto esiste proprio perché il danno alla salute può emergere anche dopo molti anni. L’esposizione alle fibre di amianto è collegata a patologie gravissime e questo rende il tema estremamente sensibile anche a livello giudiziario.
Un imprenditore non deve avere paura, ma deve essere lucido: la gestione dell’amianto è un pezzo fondamentale della prevenzione.
Come prepararsi: cosa fare prima di iniziare i lavori
Qui entriamo nella parte più utile, quella che un imprenditore può portarsi a casa.
Se la tua azienda possiede immobili datati, o se fai lavori in cantieri, o se ti capita spesso di intervenire su edifici esistenti, la prima cosa da fare è cambiare mentalità. L’amianto va gestito prima, non quando salta fuori.
Molti problemi nascono perché un lavoro parte “senza fare domande”. Eppure basterebbe poco per evitare situazioni critiche: un sopralluogo tecnico fatto con attenzione, una verifica della documentazione esistente, un’analisi preventiva quando ci sono dubbi.
La normativa amianto insiste su questo punto da anni: la valutazione del rischio è un processo indispensabile.
Se devi fare una ristrutturazione, se devi cambiare una copertura, se devi intervenire su tubazioni o controsoffitti, devi mettere in conto che una verifica preventiva può salvarti da costi enormi, su tutti i fronti.
E non è solo un discorso di “stare in regola”. È un discorso di tutela concreta dei lavoratori e di protezione dell’azienda.
Perché il vero incubo, per un datore di lavoro, non è pagare una multa. È scoprire che un suo dipendente è stato esposto inutilmente a un rischio grave.
L’anello debole della formazione
C’è un aspetto della normativa amianto che molti sottovalutano, ossia la formazione.
Spesso le aziende fanno tutto quello che serve sulla carta, ma poi sul campo succede una cosa molto semplice: chi lavora non riconosce i materiali sospetti. Non perché sia incompetente, ma perché nessuno gli ha mai spiegato cosa guardare.
Un operaio esperto può distinguere mille cose in un cantiere, ma se nessuno gli ha mai mostrato davvero come può presentarsi un materiale contenente amianto, rischia di non accorgersene.
E qui il rischio è altissimo, perché l’amianto non ti avvisa. Non ha odore, non irrita subito, non provoca sintomi immediati. La persona lavora, respira, continua la giornata. Il danno, se c’è, si scopre dopo anni.
Per questo la formazione non deve essere solo un adempimento formale. Deve essere pratica. Deve parlare la lingua del cantiere. Deve usare esempi reali, foto, casi concreti. Deve aiutare chi lavora a capire quando fermarsi e chiedere.
E questo, nel tempo, è diventato un punto sempre più importante della normativa amianto: la prevenzione passa anche dalla consapevolezza.
Cosa conviene fare adesso, anche se non hai lavori in corso
Molti imprenditori leggono questi temi e pensano: “Ok, ma io adesso non ho cantieri”. È una frase comprensibile, ma rischiosa. Perché la sicurezza si gioca sempre prima.
Se hai immobili vecchi, se hai magazzini, capannoni, depositi, locali tecnici, il consiglio più intelligente è fare una verifica preventiva e organizzarsi.
La normativa amianto non premia chi corre ai ripari all’ultimo minuto. Premia chi dimostra di aver gestito il rischio con metodo.
A livello pratico, conviene avere un quadro chiaro della situazione, sapere dove potrebbero esserci materiali sospetti, sapere chi chiamare in caso di dubbio, avere procedure interne chiare per evitare che qualcuno intervenga in modo improvvisato.
E soprattutto conviene creare una cultura aziendale in cui fermarsi non è una perdita di tempo, ma un atto di responsabilità.
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