Malattie professionali da movimentazione manuale dei carichi

COME EVITARLE (E COSA DICE LA LEGGE)

Schiena bloccata, ernie, dolori alle braccia, spalle rigide. Succede spesso, a chi lavora con il corpo. Ma quando questi fastidi diventano la regola e non l’eccezione, è ora di fermarsi e guardare bene cosa succede ogni giorno sul luogo di lavoro. Non parliamo di sfortuna o di età che avanza, ma di malattie professionali causate dalla movimentazione manuale dei carichi.
Un rischio concreto, spesso sottovalutato. Un rischio che può compromettere la salute, ridurre la produttività e creare danni permanenti. Eppure, in molti casi, si potrebbe prevenire. Basta cominciare da una cosa semplice: valutare il rischio in modo serio e aggiornato.

Che cosa sono le malattie professionali da movimentazione manuale dei carichi?

Le malattie professionali causate da sovraccarico biomeccanico colpiscono soprattutto la colonna vertebrale, le articolazioni, i muscoli e i tendini. Le più frequenti sono lombalgie, ernie del disco, tendiniti, sindromi da compressione nervosa (come la sindrome del tunnel carpale) e disturbi muscolo-scheletrici in generale.
Il problema nasce quando un lavoratore, ogni giorno, solleva, spinge, tira o trasporta pesi senza le giuste precauzioni. E non serve che siano pesantissimi: anche piccoli carichi, se movimentati male o troppo spesso, possono provocare danni nel tempo.

Cosa dice la legge

Il punto di riferimento è il D.Lgs. 81/08, in particolare gli articoli dal 167 al 171. La legge stabilisce che il datore di lavoro ha l’obbligo di valutare e gestire il rischio legato alla movimentazione manuale dei carichi, quando questa è parte dell’attività lavorativa.

Vediamo cosa significa, punto per punto:
Deve essere effettuata una valutazione del rischio specifica, da inserire nel DVR (Documento di Valutazione dei Rischi). Le norme della serie ISO 11228 contengono i criteri di valutazione per i rischi da sovraccarico biomeccanico.

Il DVR deve contenere l’analisi delle posture, delle modalità di movimentazione, dei pesi, delle distanze, delle frequenza e delle condizioni ambientali.

Il datore di lavoro deve adottare misure di prevenzione e protezione, tecniche e organizzative.

Deve garantire formazione e informazione ai lavoratori.

Deve coinvolgere, dove previsto, il medico competente, per la sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti.

Una valutazione fatta bene non è un documento da compilare per stare a posto con la normativa. È un punto di partenza per tutelare davvero chi lavora.

Esempi pratici di rischio

Per rendere più chiaro il problema, vediamo dove e come si manifestano le malattie professionali causate dalla movimentazione manuale dei carichi:

Logistica e magazzini

Edilizia

Sanità e assistenza

Agricoltura e giardinaggio

Pulizie e facchinaggio

Il rischio non riguarda solo i settori “pesanti”. Può esserci ovunque si solleva, si tira o si spinge qualcosa senza una valutazione corretta.

Misure di miglioramento da adottare subito

La buona notizia? Le malattie professionali causate dalla movimentazione manuale dei carichi si possono prevenire. Ecco da dove iniziare:

Attrezzature e soluzioni tecniche

Ci sono tanti modi per aiutare un lavoratore a non usare solo la propria forza:

Carrelli a ruote
Sollevatori elettrici
Rulliere
Nastri trasportatori
Tavoli elevatori
Pinze per presa facilitata
Esoscheletri

Anche una scaffalatura pensata con criterio può alleggerire il lavoro più di quanto immagini.

Ogni situazione, una volta valutata, potrà essere gestita nel modo più corretto ed efficace per la deve affrontare nella quotidianità.

Formazione specifica

Non basta dire “piega le ginocchia”. Serve un corso pratico, mirato sul tipo di attività svolta. Deve spiegare come si solleva un carico, ma anche quando non farlo. La formazione dovrebbe essere fatta all’assunzione, in occasione di cambi di mansione e periodicamente.

Riorganizzazione del lavoro e dei carichi

A volte il problema è nel “come” si lavora:

– Spostare i carichi più pesanti in orari meno stressanti

– Suddividere i compiti tra più persone

– Alternare le mansioni per ridurre lo sforzo ripetuto

– Organizzare le postazioni in modo ergonomico

Non serve stravolgere o rivoluzionare tutta l’azienda. Basta un occhio attento e la voglia di migliorare le cose, un passo alla volta.

Errori molto comuni, che sarebbe meglio evitare

Tutti conosciamo almeno una di queste situazioni. Vediamole insieme, per riconoscerle e correggerle.

DVR “fatto una volta e mai più aperto”

La valutazione del rischio non può essere un documento standard, copiato da un altro settore. Deve essere personalizzata e aggiornata ogni volta che cambia qualcosa nel ciclo produttivo.

Ignorare i segnali dei lavoratori

Il medico competente segnala che diversi lavoratori presentano limitazioni nel giudizio di idoneità legate al sovraccarico biomeccanico (es. non sollevare più di 8 Kg)?
Questo può essere un campanello d’allarme.
Le malattie professionali si manifestano gradualmente.
Riconoscerle ed intervenire in tempo è fondamentale.

Formazione solo teorica

Un corso in aula, con slide e parole tecniche, serve a poco se non è accompagnato da una prova pratica. I lavoratori devono vedere, provare, ripetere. Solo così il messaggio arriva davvero.
E la loro collaborazione è spesso centrale per risolvere il problema poichè conoscono meglio di chiunque altro le difficoltà del lavoro che svolgono.

Per concludere..

Le malattie professionali causate dalla movimentazione manuale dei carichi non sono inevitabili.
Non dipendono solo dal tipo di attività fisica del lavoratore ma anche dal suo genere, dalla sua età ma soprattutto da come l’azienda affronta il rischio.

Fare prevenzione non vuol dire spendere una fortuna in attrezzature. A volte basta cambiare l’approccio: ascoltare chi lavora, valutare con attenzione, formare in modo efficace, e aggiornare davvero il DVR.
La salute dei lavoratori è un bene prezioso. Proteggerla non è solo un obbligo. È un segno di responsabilità, di rispetto, e spesso anche una scelta che porta risparmio a lungo termine (meno infortuni, meno assenze, più efficienza).

Inizia da lì. Da una valutazione vera, da una formazione fatta bene, da un gesto concreto per alleggerire il lavoro di chi ogni giorno fa la sua parte.

 

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