Il ruolo del DAE in azienda

In un’azienda può bastare un attimo. Un malore improvviso, un arresto cardiaco, un collega che si accascia a terra. In quei momenti, ogni secondo è prezioso. E quando il cuore si ferma, ogni minuto senza intervento riduce le probabilità di sopravvivenza del 10%. In situazioni così, la presenza di un DAE – defibrillatore semiautomatico esterno – può davvero fare la differenza tra la vita e la morte. Non è un’esagerazione: è ciò che dicono i numeri e le esperienze reali.

Non è solo una buona pratica: è una misura di tutela

Quando pensiamo alla sicurezza nei luoghi di lavoro, ci vengono subito in mente caschi, scarpe antinfortunistiche, corsi obbligatori. Ma la sicurezza non si ferma alla prevenzione degli infortuni “visibili”. Esiste un livello più sottile ma altrettanto pericoloso: quello dei rischi sanitari acuti.
Arresto cardiaco, infarto, ictus: eventi gravi, improvvisi, e spesso imprevedibili. Anche un ambiente d’ufficio, all’apparenza tranquillo, può nascondere fattori di rischio: carichi di stress, età dei dipendenti, turni prolungati, esposizione al caldo estivo o a sostanze nocive. Non serve lavorare in fabbrica o su un ponteggio per correre un rischio sanitario serio.
Pensare “tanto non succede qui” è uno degli errori più comuni e più pericolosi. Proprio per questo, dotarsi di un DAE non è solo una buona pratica: è una vera misura di prevenzione, al pari di un estintore o di un impianto a norma.

La legge non impone il DAE a tutti. Ma…

La Legge 116/2021 ha dato un forte impulso alla diffusione dei defibrillatori nei luoghi pubblici, come scuole, palestre, centri sportivi, aeroporti. Tuttavia, non ha esteso l’obbligo a tutte le aziende private. Ma questo non significa che il tema sia secondario per le imprese.
In molti casi, la presenza del DAE rientra a pieno titolo tra le misure di prevenzione richieste dal D.Lgs. 81/08. Se il datore di lavoro ha il dovere di valutare i rischi presenti e predisporre misure adeguate, allora non può ignorare la possibilità di un evento grave come l’arresto cardiaco.
Secondo ANMCO, ogni anno in Italia si verificano circa 60.000 arresti cardiaci extraospedalieri, con un tasso di sopravvivenza che resta sotto il 10% se non si interviene tempestivamente. È una statistica che parla chiaro: il rischio è reale.

Cosa dice davvero la normativa?

Due sono i riferimenti normativi principali:
Il D.Lgs. 81/08 (Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro), che obbliga il datore di lavoro a valutare tutti i rischi e adottare misure proporzionate e adeguate alla natura dell’attività.

Il D.M. 388/03, che regola l’organizzazione del primo soccorso aziendale, suddividendo le aziende in gruppi e stabilendo l’obbligo di formazione e dotazioni minime.

Nessuna di queste norme impone in modo diretto la presenza del DAE in tutte le aziende. Ma, se in un contesto lavorativo esistono condizioni che aumentano il rischio di arresto cardiaco, allora non prevedere questa misura può configurarsi come una carenza nel sistema di prevenzione.
L’art. 43 del D.Lgs. 81/08, ad esempio, parla di “organizzazione del primo soccorso”, lasciando spazio alla valutazione del datore di lavoro. Se un pericolo è prevedibile, e se esiste un mezzo efficace per ridurne le conseguenze (come il DAE), non adottarlo può diventare una responsabilità legale.

Quando il DAE diventa una scelta coerente (e intelligente)

Molte aziende non hanno l’obbligo esplicito, ma si trovano in condizioni di rischio concreto. In queste situazioni, il DAE rappresenta una risposta coerente, intelligente e responsabile.
Alcuni esempi pratici:
-Ambienti elettrici, dove il rischio di folgorazione o shock è reale;

-lavori fisicamente pesanti: magazzini, logistica, edilizia, attività in quota;

-esposizione al caldo o a sostanze chimiche: agricoltura, fonderie, celle frigorifere, impianti industriali;

-presenza di lavoratori over 55, con fragilità pregresse o in terapia farmacologica.

In questi contesti, l’adozione del DAE e la formazione BLSD diventano misure di buon senso, prima ancora che di legge. E in caso di evento grave, possono tutelare sia la vita di una persona che la responsabilità del datore di lavoro.

Il primo soccorso deve essere davvero operativo

Un DAE in azienda è utile solo se qualcuno sa usarlo correttamente. Ecco perché la formazione è fondamentale.
Il corso BLSD (Basic Life Support and Defibrillation) abilita all’uso del defibrillatore e all’esecuzione delle manovre salvavita. Deve essere svolto da enti accreditati e aggiornato ogni due anni.
Questa formazione rientra nel concetto di “primo soccorso organizzato” introdotto dal D.M. 388/03. In alcune Regioni italiane, il corso BLSD è già obbligatorio per specifici settori.

Ma ovunque è consigliato, anche perché:
-Rafforza il senso di responsabilità tra i lavoratori;

-può essere un’esperienza formativa positiva e concreta;

-rende il presidio (DAE) davvero operativo, non solo “presente”.

E se non lo faccio?

Ignorare la presenza di un rischio, o sottovalutare la necessità di formare il personale, può avere conseguenze gravi.
Se durante un malore non si interviene tempestivamente, la vita di una persona è in pericolo.

Il datore di lavoro può essere ritenuto responsabile per omissione di misure preventive.

Le sanzioni possono essere economiche, civili o persino penali.

In alcuni casi, la mancata adozione di misure previste dal DVR (Documento di Valutazione dei Rischi) o comunque ritenute ragionevolmente necessarie può portare a procedimenti per lesioni colpose o omicidio colposo.

DAE in azienda: vantaggi che vanno oltre la norma

Adottare un DAE non è solo una questione di norme. È anche una scelta valoriale e strategica.

Vediamone alcuni benefici:
Immagine aziendale: trasmette cura, responsabilità, attenzione alla persona.
Clima interno: i lavoratori si sentono più tutelati, aumenta la fiducia reciproca.
Reputazione esterna: clienti e partner vedono un’organizzazione che investe nel benessere delle persone.
Premi INAIL: nel modello OT23 l’adozione del DAE e la formazione BLSD danno punti aggiuntivi e consentono di ottenere sconti sul tasso assicurativo.
Certificazioni: strumenti come il DAE aiutano ad allinearsi agli standard ISO 45001 sulla sicurezza e salute sul lavoro.
Insomma: è un investimento che ripaga sotto tutti i punti di vista.

Il DAE non è un dettaglio secondario

Il DAE non è un optional da considerare “se avanza budget”. È uno strumento concreto, salvavita, e rappresenta una scelta coerente con la cultura della prevenzione.
Valutare con attenzione i rischi presenti, dotarsi del dispositivo e garantire una formazione adeguata significa agire in modo consapevole e responsabile, mettendo al centro la tutela delle persone.

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