30 Set Impianto di messa a terra: la checklist per le aziende
Quando si parla di impianto di messa a terra, spesso in azienda qualcuno annuisce e dice “sì, è a posto”. Poi, se vai a cercare i documenti, scopri che non c’è la denuncia, la verifica è scaduta da anni o nessuno sa chi sia l’organismo incaricato.
In questo articolo ti proponiamo un approccio molto pratico: tre domande chiave che ogni azienda dovrebbe porsi e una checklist da tenere a portata di mano.
Cosa dice la legge
DPR 462/2001
Questo decreto è il punto di partenza: stabilisce che gli impianti di messa a terra, quelli di protezione contro i fulmini e quelli installati in zone a rischio di esplosione devono essere denunciati e sottoposti a verifiche periodiche.
La novità introdotta è stata quella di permettere alle aziende di rivolgersi non solo ad ASL e ARPA, ma anche a organismi privati abilitati dal Ministero. Questo ha reso le verifiche più rapide e accessibili.
Dal 2020, con l’attivazione del portale INAIL CIVA, il datore di lavoro deve denunciare on line la messa in servizio dell’impianto elettrico di messa a terra e di protezione contro le scariche atmosferiche e comunicare quale organismo ha incaricato per le verifiche.
Collegamento con il Testo Unico Sicurezza (D.Lgs. 81/08)
Il Testo Unico (art. 86) conferma che il datore di lavoro ha l’obbligo di controllare periodicamente gli impianti elettrici e i sistemi di protezione dai fulmini.
In pratica: il DPR 462/01 dice cosa fare, il D.Lgs. 81/08 ricorda che è responsabilità del datore di lavoro assicurarsi che venga fatto.
Chi fa cosa
Installatore: realizza l’impianto secondo regola d’arte e rilascia la Dichiarazione di Conformità (Di.Co.), con tutti gli allegati tecnici previsti dal DM 37/08.
Datore di lavoro: deve fare la denuncia dell’impianto, programmare le verifiche periodiche (ogni 2 o 5 anni a seconda dei rischi) e comunicare all’INAIL quale organismo ha scelto tramite CIVA.
Il termine dei 30 giorni
Il decreto parla genericamente di denuncia alla messa in servizio. Le prassi operative di molti enti chiariscono che la denuncia va fatta entro 30 giorni dall’attivazione dell’impianto.
Meglio non rimandare: appena l’impianto è attivo, la pratica va completata.
Documenti da avere sempre pronti
-Progetto impianti elettrici e Dichiarazione di Conformità con allegati;
-modulo di denuncia protocollato;
-verbali delle verifiche periodiche;
-ricevuta della comunicazione a INAIL tramite CIVA.
Hai già fatto la denuncia?
La prima cosa da chiarire è questa: la dichiarazione di conformità dell’impianto, rilasciata dall’installatore quando lo mette in servizio, non basta.
Il datore di lavoro ha l’obbligo di denunciare l’impianto di messa a terra entro 30 giorni dalla sua attivazione, come stabilito dall’Articolo 2, comma 2, del DPR 462/2001.
Questa denuncia si presenta agli enti competenti (tipicamente INAIL e ASL/ARPA regionali, spesso attraverso portali dedicati).
Per farla servono:
–Progetto e la dichiarazione di conformità dell’impianto rilasciata dall’installatore,
-il modulo di denuncia previsto dalla regione,
-eventuali allegati richiesti dal sistema informatico locale.
Se non sei sicuro di aver presentato la denuncia, è il momento di controllare. Senza questo documento, non sei a norma.
Quando scade la prossima verifica?
La denuncia è solo il primo passo.
Gli impianti devono essere verificati periodicamente da organismi abilitati dal Ministero o dagli enti pubblici competenti.
Le scadenze sono due:
–ogni 2 anni per i luoghi a maggior rischio (cantieri, ambienti con rischio esplosione, locali medici, ecc.);
–ogni 5 anni per la maggior parte delle attività.
Il certificato rilasciato dopo ogni verifica va conservato e archiviato con cura, perché è il documento che dimostra che l’impianto è stato controllato nei tempi previsti.
Un consiglio semplice: annota la data della prossima verifica in un calendario aziendale condiviso, così non rischi dimenticanze.
Alcune aziende si organizzano creando un “scadenzario della sicurezza” con tutte le date da ricordare.
Chi è l’organismo incaricato?
Qui spesso nasce confusione.
Molti pensano che la verifica la faccia direttamente l’ASL o l’INAIL, ma non è sempre così. Esistono organismi abilitati dal Ministero che possono eseguire le verifiche al posto degli enti pubblici.
Il datore di lavoro deve scegliere a chi affidarsi e comunicare all’organismo i dati dell’impianto.
Il vantaggio di avere un interlocutore unico è che ti segue nel tempo e ti ricorda le scadenze. Se invece affidi ogni volta la verifica a un soggetto diverso, rischi di perdere il filo.
3 errori da evitare
Molte aziende si muovono in buona fede ma inciampano sempre negli stessi problemi.
Ecco quelli che incontriamo più spesso e che conviene tenere a mente:
–Scambiare la dichiarazione di conformità con la denuncia: la prima la rilascia l’installatore, la seconda la deve presentare il datore di lavoro.
–Fare la denuncia e poi dimenticare le verifiche: la norma prevede entrambe le cose.
–Non avere i documenti archiviati: in caso di ispezione, non basta dire “ci ha pensato il tecnico”. Devi avere le carte in regola.
Cosa rischio se non sono in regola?
Le conseguenze non si limitano a una multa (che comunque può essere salata). In caso di infortunio sul lavoro legato a un impianto non denunciato o non verificato, il datore di lavoro si trova in una posizione molto delicata anche sul piano penale.
Inoltre, durante i controlli INAIL o ASL, l’assenza di denuncia o di verifiche aggiornate viene contestata immediatamente.
La checklist pronta da usare
Sezione | Domanda di controllo | Fatto (✔) | Da fare (✘) |
Denuncia | L’impianto è stato denunciato entro 30 giorni dalla messa in servizio? | ☐ | ☐ |
Ho copia del modulo di denuncia protocollato? | ☐ | ☐ | |
Verifiche | La data dell’ultima verifica è annotata? | ☐ | ☐ |
So quando scade la prossima (2 o 5 anni)? | ☐ | ☐ | |
Ho archiviato i verbali di verifica? | ☐ | ☐ | |
Organismo | Ho individuato l’organismo incaricato delle verifiche? | ☐ | ☐ |
Ho un contatto di riferimento in caso di dubbi? | ☐ | ☐ | |
Modifiche | Ho verificato se ci sono state modifiche sostanziali all’impianto e aggiornato la denuncia/documentazione? | ☐ | ☐ |
Archivio | Tutti i documenti (denuncia, verbali, certificati) sono conservati in un luogo accessibile in caso di controllo? | ☐ | ☐ |
Un promemoria utile
La gestione dell’impianto di messa a terra richiede attenzione costante. Denuncia, verifiche periodiche e individuazione dell’organismo incaricato non sono passaggi formali, ma azioni che incidono sulla sicurezza delle persone e sulla responsabilità del datore di lavoro.
Bastano tre domande per capire la situazione aziendale: se la denuncia è stata fatta, se le verifiche sono aggiornate e se l’organismo incaricato è definito.
Se manca anche una sola risposta positiva, è il momento di intervenire.
Affrontare questi aspetti con metodo oggi significa evitare rischi, contestazioni e problemi domani.
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