Near miss e DL 159/2025: cosa cambia davvero per le aziende

Per anni, in molte aziende, i “quasi incidenti” sono stati liquidati con una frase sola:
“Per fortuna non è successo niente.”

Un bancale che cade senza colpire nessuno, un operaio che scivola ma riesce a tenersi in piedi, un cavo danneggiato scoperto appena in tempo o, ancora, un carrello che sfiora un collega in magazzino.
Episodi archiviati come normali imprevisti del mestiere.

Con il DL 159/2025, convertito nella Legge 198/2025, questo approccio è destinato a cambiare.
Il tema dei near miss rientra in una disciplina più esplicita e strutturata anche sul piano normativo. Per molte imprese non dovrà essere solo un nuovo adempimento burocratico, ma, prima di tutto, un cambiamento di mentalità.

Cosa sono davvero i near miss

Un near miss è un evento che avrebbe potuto causare un infortunio o un danno grave, ma che non ha avuto conseguenze solo per caso o per una circostanza favorevole. Il pericolo, in altre parole, c’era già.

Un esempio semplice: in un magazzino, una scatola cade da uno scaffale alto pochi secondi dopo il passaggio di un lavoratore. Nessuno si fa male e, nella maggior parte dei casi, la storia finisce lì.

Ma la domanda giusta sarebbe un’altra: perché quella scatola è caduta?

Scaffale instabile? Carico posizionato male? Procedure non rispettate? Insufficiente formazione del personale di magazzino?

Il near miss serve esattamente a questo: intercettare i problemi prima che producano un danno reale.

Cosa prevede il DL 159/2025

L’articolo 15 del Decreto Legge 31 ottobre 2025 n. 159 introduce un nuovo quadro di obblighi e adempimenti, per le imprese con più di 15 dipendenti, che dovrà essere completato dai provvedimenti attuativi.
Le aziende saranno chiamate a strutturare sistemi di identificazione, tracciamento e analisi dei near miss, con successiva comunicazione di dati aggregati secondo modalità che saranno definite dai decreti attuativi.

Le modalità operative definitive saranno stabilite tramite linee guida del Ministero del Lavoro e INAIL, (erano attese entro aprile 2026) mentre il decreto ministeriale con le modalità di comunicazione dei dati aggregati è previsto entro giugno 2026 (certamente tale scadenza slitterà in avanti).

Un progetto di INAIL di ricerca e approfondimento su questo tema è stato il progetto “Condivido” la cui esperienza di sicuro sarà alla base delle linee guida sopraddette. Clicca qui per scoprirlo.

Il principio, però, è già chiaro: la sicurezza non deve intervenire solo dopo l’incidente. L’obiettivo della norma è passare da una logica reattiva a una preventiva. Un cambio più significativo di quanto sembri.

Il punto di vista delle aziende: “se non ci sono feriti, va bene”

Nella pratica quotidiana, molti near miss non vengono segnalati per motivi comprensibili: si è evitato il problema, non si vuole perdere tempo, non è successo niente di concreto.

Il punto è che quasi tutti gli incidenti gravi sono preceduti da segnali ignorati: si calcola che per 1 infortunio (di qualsiasi gravità) ci siano circa 10 near miss.

Un carrello che frena male oggi può causare un incidente serio domani, un DPI usato in modo scorretto può trasformarsi in un infortunio tra qualche mese, un pavimento scivoloso “quasi innocuo” può causare una caduta grave la settimana successiva.

I near miss sono preziosi non perché generano burocrazia, ma perché mostrano dove il sistema sta iniziando a cedere.

Attenzione: non basta raccogliere segnalazioni

Uno degli errori più comuni sarà ridurre il near miss a un modulo da compilare e archiviare.

Se il lavoratore percepisce la segnalazione come una perdita di tempo, il sistema non funzionerà. La gestione efficace dei near miss regge solo quando in azienda esiste una vera cultura della prevenzione.

Un esempio concreto: un lavoratore segnala che un macchinario ha avuto un blocco improvviso durante la lavorazione e un pezzo è stato espulso con violenza. Solo per un caso il pezzo non ha colpito nessuno nelle vicinanza. Se la risposta aziendale si limita a un “va bene, grazie” senza che nessuno verifichi nulla, aggiorni le procedure o comunichi gli interventi fatti, la prossima volta quel lavoratore difficilmente ripeterà la segnalazione, reputandola inutile.

Se invece l’azienda interviene, informa il personale e aggiorna le procedure, la segnalazione diventa davvero utile. Ed è qui che cambia la cultura aziendale.

Perché questa norma può aiutare davvero le imprese

Molti imprenditori leggono le novità sulla sicurezza pensando subito a nuovi obblighi e costi aggiuntivi. È comprensibile. Ma il tema dei near miss ha un valore operativo molto concreto.

Un’azienda che registra e analizza i quasi incidenti può ridurre gli infortuni reali, abbattere i fermi produttivi e individuare errori organizzativi prima che diventino problemi seri.

Spesso un infortunio non produce solo un danno alla persona: genera blocchi produttivi, sostituzioni improvvise, ritardi e contestazioni, oltre a un aumento dei costi assicurativi e ricadute sulla reputazione aziendale. Intervenire prima è quasi sempre meno costoso che gestire le conseguenze.

Il ruolo della formazione

Le persone devono capire cosa segnalare e questo non è affatto scontato. Molto spesso il near miss non viene nemmeno riconosciuto come tale.

Un esempio tipico: un lavoratore inciampa ogni giorno nello stesso punto del reparto ma riesce sempre a evitare la caduta. Quella che per lui è diventata normalità, in realtà è già un campanello d’allarme.

La formazione serve a sviluppare attenzione e consapevolezza, ma soprattutto a smontare una cultura ancora molto diffusa: quella della colpa. Se il dipendente teme che segnalare un problema si ritorca contro di lui, quei near miss resteranno nascosti.

Le aziende più attente lavorano su un approccio diverso: la segnalazione non è un dito puntato contro qualcuno, ma uno strumento di miglioramento condiviso.

Anche il D.Lgs. 81/2008 va in questa direzione

Anche se il D.Lgs. 81/2008 non menziona esplicitamente i near miss, il principio della prevenzione continua era già presente.
L’articolo 18 stabilisce una serie di obblighi in capo al datore di lavoro finalizzati a garantire la salute e la sicurezza, in un quadro orientato al miglioramento continuo delle condizioni di lavoro; l’articolo 28 richiede la valutazione di tutti i rischi, compresi quelli derivanti da situazioni anomale, comportamenti non sicuri ed eventi potenzialmente incidentali.
Il DL 159/2025 rende questo approccio più concreto e strutturato.
Cosa possono fare le aziende già oggi
Anche in attesa delle linee guida definitive, le imprese possono iniziare a organizzarsi subito.

1. Creare una procedura semplice.
Le segnalazioni devono essere facili da fare. Se il sistema è macchinoso, nessuno lo userà. L’INAIL ha già predisposto in passato degli strumenti come questo.

2. Coinvolgere i lavoratori.
Chi lavora ogni giorno sul campo vede problemi che spesso la direzione non percepisce.

3. Analizzare le cause.
Non basta registrare l’evento: bisogna capire perché è successo.

4. Restituire un feedback concreto.
Le persone devono vedere che le segnalazioni producono cambiamenti reali.

5. Farne una pratica ordinaria.
Il near miss non deve diventare “un altro documento”, ma parte del modo normale di lavorare.

La sicurezza efficace nasce prima dell’incidente

Il vero valore del DL 159/2025 sta forse proprio qui: ricordare che la sicurezza non si misura solo contando gli infortuni avvenuti, ma anche dalla capacità di leggere i segnali prima che accada qualcosa di grave.

Ogni near miss è un’opportunità di miglioramento: ignorarlo significa affidarsi alla fortuna, mentre analizzarlo significa lavorare davvero sulla prevenzione.

E oggi, per le aziende, questa differenza conta sempre di più.

 

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