03 Giu Il preposto: chi è, cosa fa e cosa deve sapere
Un identikit semplice e chiaro della figura del preposto, anche alla luce del nuovo Accordo Stato-Regioni 2025.
“Ma alla fine… chi è davvero il preposto?”
Se stai cercando di capirlo una volta per tutte, sei nel posto giusto.
La figura del preposto è centrale quando si parla di sicurezza sul lavoro. Ma spesso è poco conosciuta, sottovalutata o confusa con altri ruoli aziendali.
In questo articolo facciamo chiarezza: ti spieghiamo chi è, cosa fa, quali obblighi ha e cosa prevede oggi la sua formazione obbligatoria, soprattutto dopo il nuovo Accordo Stato-Regioni 2025.
Chi è il preposto (e perché è così importante)
La figura del preposto, secondo il Testo Unico sulla Sicurezza (D.Lgs. 81/2008), è quella persona che ha il compito di sovrintendere e vigilare sul lavoro di altri.
Non è necessariamente un dirigente o un responsabile, ma è quella persona che, nel concreto, coordina le attività di altri lavoratori e controlla che tutto venga fatto nel rispetto delle regole.
È quello che sta “sul campo”, che vede se un collega lavora senza DPI, che interviene in caso di comportamenti rischiosi o non conformi, che controlla se le procedure vengono seguite per filo e per segno.
E no, non è una figura opzionale: in molti casi è obbligatoria, e non puoi far finta di niente!
Cosa fa la figura del preposto
La figura del preposto ha un ruolo pratico e ben definito nella gestione della sicurezza quotidiana.
Il buonsenso è sicuramente una qualità importante — anzi, fondamentale — ma non basta.
Chi ricopre questo incarico ha dei compiti precisi stabiliti dalla normativa, pensati per prevenire situazioni rischiose e garantire che il lavoro si svolga in un ambiente sicuro per tutti.
In pratica, cosa deve fare un preposto?
–Vigilare sul rispetto delle regole da parte dei lavoratori: ad esempio, controllare che vengano usati i DPI (dispositivi di protezione individuale) e che le procedure operative vengano seguite correttamente.
–Segnalare situazioni di pericolo o malfunzionamenti agli RSPP, al datore di lavoro o al dirigente: per esempio, se un macchinario è rotto o se un’area di lavoro è diventata pericolosa.
–Intervenire in modo tempestivo, se nota comportamenti rischiosi: come fermare un’attività se un lavoratore sta usando attrezzature in modo scorretto o se manca la protezione adeguata.
–Promuovere comportamenti sicuri: anche con piccoli gesti, come ricordare a un collega di indossare il casco o suggerire una modalità più sicura per svolgere un compito.
Per svolgere tutto questo, è fondamentale che la figura del preposto:
-sia consapevole del proprio ruolo e delle responsabilità collegate;
-riceva una formazione specifica e aggiornata;
-venga formalmente nominata, anche nei casi in cui svolga di fatto già questo ruolo nella pratica quotidiana.
Formazione del preposto: cosa prevede oggi (e cosa cambia)
Ed eccoci arrivati al nodo centrale: la formazione della figura del preposto.
Fino a poco tempo fa, i corsi di formazione e aggiornamento erano già obbligatori.
Ma con il nuovo Accordo Stato-Regioni del 2025, le regole sono cambiate.
Ecco cosa prevede il nuovo quadro:
Formazione iniziale obbligatoria, da 8 a 12 ore
La formazione iniziale per la figura del preposto è un passaggio fondamentale e non può essere improvvisata o generica.
Non basta aver seguito un corso per lavoratori: chi ricopre questo ruolo ha compiti di vigilanza e responsabilità aggiuntive, quindi ha bisogno di una preparazione specifica.
Per questo l’accordo Stato-Regioni 2025 modifica la durata del corso iniziale, da 8 a 12 ore, e ne specifica i contenuti.
La formazione deve essere:
–mirata al ruolo di preposto (non è una semplice estensione della formazione base)
–concreta, cioè legata ai compiti reali della mansione
–aggiornata ai rischi effettivi del settore e dell’ambiente di lavoro
Facciamo subito un esempio.
Un preposto in un cantiere edile dovrà affrontare situazioni molto diverse da chi lavora in un ufficio tecnico o in un’azienda alimentare.
La formazione deve quindi includere casi pratici, scenari realistici, esempi settoriali.
In più, è importante che tocchi anche temi “relazionali”, perché il preposto non solo vigila, ma spesso deve intervenire sui comportamenti delle persone.
E per farlo bene, serve anche allenarsi alla comunicazione, alla gestione dei conflitti e all’uso dell’autorevolezza.
La formazione iniziale, insomma, serve a dare al preposto gli strumenti per essere efficace, presente e sicuro nel proprio ruolo.
Aggiornamento ogni 2 anni (non più 5)
Una delle novità più importanti introdotte dal nuovo Accordo Stato-Regioni 2025 riguarda proprio la frequenza dell’aggiornamento della formazione del preposto.
Il periodo tra un aggiornamento e l’altro si riduce da 5 a 2 anni.
L’obiettivo è semplice ma fondamentale: garantire che chi ricopre la figura del preposto sia sempre informato e preparato ad affrontare i rischi reali del contesto in cui lavora.
La sicurezza non è mai statica. Cambiano le attrezzature, cambiano i processi, cambiano anche le persone.
Ecco perché l’aggiornamento ogni 2 anni serve a:
–mantenere viva l’attenzione sui comportamenti sicuri
–ripassare obblighi e responsabilità, che spesso con il tempo si danno per scontati
–conoscere le novità normative o tecniche
–confrontarsi su casi reali, anche tra preposti di settori diversi
Grazie all’aggiornamento costante, il preposto può sentirsi in grado di agire davvero con consapevolezza e tempestività, ogni giorno.
Formazione in presenza e in videoconferenza sincrona
Un’altra novità importante per la formazione della figura del preposto, introdotta dal nuovo Accordo Stato-Regioni 2025, riguarda le modalità con cui deve essere svolta.
Non tutto può essere seguito in e-learning.
E’ richiesta la presenza fisica in aula o, in alternativa, una modalità che garantisca comunque interazione diretta (come la videoconferenza sincrona con verifica di presenza attiva).
Perché questa scelta?
Perché ci sono temi che richiedono confronto reale, partecipazione attiva, esercitazioni pratiche.
In particolare:
-la gestione dei comportamenti a rischio
-la comunicazione tra preposto e lavoratori
-la capacità di intervenire in modo efficace e non conflittuale
Sono argomenti che non si possono imparare leggendo slide da soli davanti a uno schermo.
Servono il confronto, il ragionamento condiviso, la possibilità di fare domande, discutere casi concreti e mettersi in gioco.
Contenuti più pratici
La formazione della figura del preposto, oggi, non può essere solo teorica.
Il nuovo Accordo Stato-Regioni 2025 spinge con forza verso una didattica più operativa, concreta e coinvolgente.
Non basta spiegare cosa dice la normativa: bisogna far capire come comportarsi davvero sul campo, nelle situazioni che capitano ogni giorno.
Ecco perché i contenuti devono includere:
–esercitazioni pratiche
–simulazioni di situazioni critiche
–analisi di casi reali accaduti in contesti simili
–gestione delle emergenze e dei comportamenti a rischio
Per esempio: cosa fa un preposto se un lavoratore insiste nel non indossare il casco?
Come si interviene se un collega sta utilizzando un macchinario in modo scorretto?
Come si gestisce il panico in caso di principio d’incendio o di evacuazione?
Tutti questi aspetti non si imparano sui libri, ma si possono allenare con scenari, esempi, giochi di ruolo, momenti di confronto.
L’obiettivo è che il preposto, una volta tornato sul luogo di lavoro, abbia già gli strumenti per riconoscere e affrontare situazioni complesse, senza improvvisare.
La teoria resta importante, certo. Ma da sola non basta a preparare chi ha un ruolo così delicato.
Quindi se stai ancora aspettando di fare quel corso… beh, forse è arrivato il momento giusto!
E per chi è preposto “di fatto”?
La legge considera preposto anche chi lo è nei fatti, quindi anche senza una nomina scritta.
Hai qualcuno in azienda che:
-dà ordini agli altri?
-coordina il lavoro quotidiano?
-controlla che vengano rispettate le procedure?
Allora quella persona è un preposto. Anche se nessuno gliel’ha mai detto.
E, in quanto tale, dovrà seguire la formazione richiesta ai preposti.
5 cose da ricordare sulla figura del preposto
1. È una figura chiave per la sicurezza sul lavoro
2. Ha obblighi precisi, anche se a volte poco conosciuti
3. Può essere preposto anche senza nomina formale
4. Deve essere formato e aggiornato ogni 2 anni
5. Con il nuovo Accordo 2025, la formazione cambia
La sicurezza non è mai un lavoro da solisti.
La figura del preposto è un punto di riferimento concreto per far funzionare davvero le regole, ogni giorno, in ogni reparto, in ogni turno.
Non basta nominarlo, ma bisogna anche metterlo nelle condizioni di fare bene il proprio lavoro: con una formazione adeguata, strumenti chiari e supporto continuo.
Se hai bisogno di fare il punto sulla situazione nella tua azienda, siamo qui per aiutarti.
Ogni giorno affianchiamo realtà come la tua nella gestione della sicurezza, in modo pratico e senza complicazioni inutili.
📩 Contattaci: possiamo parlarne con calma e trovare la strada giusta per te.
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