Caldo e sicurezza: un equilibrio fragile

Ore 14:30. Un operaio sta sistemando dei pannelli sul tetto di un capannone. Il sole picchia forte, l’aria sembra ferma, il sudore scorre come acqua. Si sente stanco, annebbiato. Si ferma un attimo, appoggia la mano sulla fronte… e perde l’equilibrio.
Sembra una scena esagerata, ma purtroppo capita davvero. Il caldo eccessivo non è solo fastidio: è un rischio per la salute e per la sicurezza, che riguarda tutti – anche chi lavora in ambienti chiusi o pensa di “essere abituato”.
Parlare di caldo e sicurezza sul lavoro oggi è più importante che mai. E no, non è solo questione di “avere caldo”: si tratta di prevenire incidenti, proteggere le persone e lavorare in condizioni sane.

Quando il caldo mette a rischio la sicurezza sul lavoro

Chi lavora all’aperto o in ambienti non climatizzati lo sa bene: a 30-35 gradi, il corpo va in difficoltà. La concentrazione cala, la fatica arriva prima, anche le decisioni più semplici diventano meno lucide.
Il rischio? Errori, incidenti, colpi di calore.

I sintomi possono arrivare all’improvviso:
-capogiri;

-nausea;

-sudorazione eccessiva o, al contrario, pelle secca e calda;

-crampi;

-battito accelerato;

-confusione mentale.

Quando fa troppo caldo, la sicurezza sul lavoro viene meno. E spesso ci si accorge troppo tardi.

Cosa prevede la legge sul microclima nei luoghi di lavoro

Il D.Lgs. 81/08, cioè il Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro, non indica una soglia di temperatura oltre la quale interrompere le attività lavorative. Ma questo non vuol dire che il problema non esista. Anzi, la normativa stabilisce un principio molto chiaro:
“I luoghi di lavoro devono essere salubri e devono tenere conto delle condizioni climatiche”
(lo trovi scritto nell’Allegato IV, punto 1.9.1).

In parole semplici?
Se il caldo mette a rischio la salute o la sicurezza, il datore di lavoro ha l’obbligo di intervenire. Questo vale in tutti gli ambienti: cantieri, capannoni, serre, magazzini, cucine, reparti senza climatizzazione, persino mezzi di trasporto aziendali non refrigerati.
Ma come si capisce quando fa “troppo caldo”?
La valutazione del rischio microclimatico deve essere fatta considerando vari fattori, non solo i gradi segnati sul termometro.

Bisogna guardare anche a:
-umidità relativa dell’aria;

-ventilazione (naturale o meccanica);

-tipo di attività fisica svolta (es. lavoro sedentario o faticoso);

-abbigliamento indossato;

-esposizione al sole diretto o a fonti di calore.

Per aiutare le aziende, esistono strumenti concreti, come:
-l’indice WBGT (Wet Bulb Globe Temperature), usato per valutare lo stress termico nei luoghi di lavoro;

-il bollino Worklimate di INAIL e CNR, che segnala ogni giorno le aree a rischio per stress da calore

software gratuiti online (come quelli messi a disposizione da INAIL) per valutare il rischio microclimatico

Il messaggio è semplice:
non serve arrivare allo svenimento per dire che fa troppo caldo per lavorare. Se le condizioni ambientali compromettono lucidità, reattività e benessere psicofisico, è già un rischio.
E in questi casi, la legge è dalla parte del lavoratore. Sta al datore valutare, documentare, ridurre il rischio e modificare l’organizzazione del lavoro.

Le Regioni impongono limiti per proteggere i lavoratori dal caldo

Nel 2025 il tema caldo e sicurezza sul lavoro è diventato così urgente che molte Regioni italiane hanno deciso di intervenire direttamente, emettendo ordinanze specifiche per limitare o sospendere i lavori all’aperto durante le ore più calde della giornata.
Tra queste, la Regione Veneto ha emesso l’Ordinanza n. 34 del 1° luglio 2025, che vieta lo svolgimento di attività lavorative all’aperto, nei settori più esposti al calore (come edilizia, agricoltura, florovivaismo e cave), nella fascia oraria dalle 12:30 alle 16:00, dal 3 luglio al 31 agosto.

Il divieto scatta nei giorni in cui il bollettino Worklimate di INAIL e CNR segnala un rischio da stress termico elevato, e riguarda anche gli ambienti chiusi non climatizzati.

La norma è chiara: in quelle ore, non si lavora, salvo casi eccezionali legati alla protezione civile, urgenze tecniche o attività di pubblica utilità.

Il Veneto non è un caso isolato.
Altre Regioni, come Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Toscana, Abruzzo, Piemonte, Puglia, Campania, Calabria, Sicilia, Sardegna, Basilicata e Liguria, hanno adottato ordinanze simili, con stop ai lavori nelle ore centrali della giornata nei periodi più critici dell’estate.

E per avere informazioni aggiornate o chiarimenti, è sempre attivo anche il numero verde 1500, messo a disposizione dal Ministero della Salute.

Quando il caldo diventa un rischio per la salute, si cambia passo.
Non è debolezza, è sicurezza. E la sicurezza non va mai in ferie.

I segnali di malessere da non sottovalutare

Se ti senti strano mentre lavori, ascolta il tuo corpo.

Alcuni segnali sono veri campanelli d’allarme:
-Senti girare la testa o ti senti confuso?

-Hai sete ma non riesci a bere?

-Il battito accelera e ti manca il fiato?

In questi casi, fermati subito e avvisa un collega o il tuo responsabile.
Nei casi più seri, chiama il 118 senza perdere tempo.

Il caldo e la sicurezza sul lavoro vanno affrontati insieme: non sei solo e non sei debole se chiedi aiuto.

Le misure che il datore di lavoro dovrebbe adottare

La prevenzione non è solo DPI e cartelli: è anche gestire bene il clima in cui si lavora.

Ecco alcune buone pratiche:
-Modificare gli orari: lavorare nelle ore più fresche della giornata;

-Fornire acqua fresca in modo costante;

-Prevedere pause frequenti in aree ombreggiate;

-Dotare gli ambienti di ventilatori o climatizzatori;

-Utilizzare abbigliamento più leggero e traspirante;

-Evitare turni lunghi in ambienti non ventilati durante le ore centrali.

Non servono soluzioni costose: spesso basta ascoltare chi lavora e usare un po’ di buon senso.

I comportamenti utili da parte dei lavoratori

Se sei un lavoratore, non aspettare che qualcuno ti autorizzi a proteggerti.

Ecco cosa puoi fare anche da solo:
Bevi spesso, anche se non hai sete;

Evita pasti pesanti prima del turno;

Indossa abiti leggeri e traspiranti;

Riconosci i sintomi di un colpo di calore;

Ascolta il tuo corpo: non devi “resistere per forza”.

Ricorda: non è solo una questione di caldo. È sicurezza sul lavoro.

Perché caldo e sicurezza sul lavoro vanno gestiti insieme

Il caldo, sul lavoro, non è solo un fastidio estivo da sopportare con qualche ventilatore acceso o una bottiglia d’acqua in più.
È un vero fattore di rischio, al pari di cadute, sostanze pericolose o macchinari complessi.
Quando le temperature salgono troppo, il corpo non tiene più il ritmo, la mente perde lucidità e la probabilità di errori, incidenti o malori aumenta in modo concreto.
Eppure, è ancora facile pensare che “tanto ce l’abbiamo sempre fatta”, o che “è solo una questione di abitudine”.
Ma non è così. Anche chi è abituato a lavorare all’aperto, anche chi ha esperienza e resistenza, può trovarsi in difficoltà senza rendersene conto. E in quei momenti, prevenire fa la differenza.

Per questo è fondamentale valutare il rischio legato al caldo nella sicurezza sul lavoro con lo stesso impegno con cui si valutano tutti gli altri. Non è solo un obbligo normativo: è un atto di cura e responsabilità, verso se stessi, verso i colleghi, verso chi lavora ogni giorno anche nelle condizioni più difficili.
Non ha senso aspettare che accada qualcosa per accorgersene.
Agire in anticipo – con orari intelligenti, pause, acqua, ombra e attenzione ai segnali del corpo – non è un costo, ma una scelta consapevole.
È il modo migliore per lavorare bene, con rispetto per la salute, l’efficienza e, soprattutto, per le persone.

 

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