20 Apr MoVaRisCh 2026: cos’è, come funziona e cosa devono fare le aziende
Il rischio chimico è spesso sottovalutato. Non perché le aziende lo ignorino, ma perché viene gestito con strumenti poco chiari o con valutazioni fatte una volta e poi dimenticate.
Eppure la normativa è precisa e, con l’aggiornamento del MoVaRisCh 2026, questo tema torna al centro in modo concreto.
Se in azienda utilizzi sostanze chimiche, anche solo detergenti o prodotti tecnici, questa guida fa per te.
Cos’è il MoVaRisCh
Il MoVaRisCh è un modello per la valutazione del rischio chimico per la salute dei lavoratori.
È nato da un lavoro condiviso tra le Regioni Emilia-Romagna, Toscana e Lombardia, e si basa su quanto richiesto dal D.Lgs. 81/08, in particolare dall’articolo 223.
Si tratta di un metodo guidato che aiuta a stabilire se i lavoratori sono esposti a un rischio chimico e in che misura.
A cosa serve nella pratica
Il MoVaRisCh consente di classificare il rischio per la salute dei lavoratori in due categorie: rischio irrilevante per la salute e rischio non irrilevante per la salute.
Una distinzione che può sembrare tecnica, ma che ha conseguenze molto concrete.
Da questa classificazione dipendono gli obblighi previsti, le misure di prevenzione da adottare, la necessità di sorveglianza sanitaria e il livello di responsabilità del datore di lavoro.
In altre parole, cambia ciò che l’azienda è tenuta a fare e come deve farlo.
Un esempio pratico: un’impresa di pulizie che utilizza prodotti chimici ogni giorno non può permettersi una valutazione superficiale o standardizzata. Le implicazioni legali e operative sono troppo rilevanti per essere trattate in modo approssimativo.
Cosa cambia con il MoVaRisCh 2026
Il modello è stato aggiornato per allinearsi alle più recenti evoluzioni normative.
I riferimenti principali sono il D.Lgs. 135/2024, che ha introdotto aggiornamenti alla normativa di riferimento, il Regolamento UE 2020/878 sulle schede di sicurezza (SDS), e nuove indicazioni su sostanze specifiche come il biossido di titanio e gli interferenti endocrini.
La conseguenza pratica è importante: alcune valutazioni del rischio chimico effettuate negli anni scorsi potrebbero non essere più adeguate rispetto al quadro normativo attuale.
Non perché fossero errate all’origine, ma perché il contesto è cambiato.
Chi deve occuparsene
Il rischio chimico non riguarda solo industrie o laboratori, ma qualsiasi realtà in cui siano presenti sostanze chimiche, anche comuni: detergenti, solventi, prodotti tecnici per la manutenzione.
Artigiani, aziende di servizi, attività commerciali e PMI di vari settori rientrano spesso in questa categoria, anche senza rendersene conto.
Pensare che il rischio chimico non riguardi la propria azienda è uno degli errori più frequenti.
Come funziona il modello
Il MoVaRisCh segue un percorso strutturato: si parte dall’identificazione delle sostanze utilizzate, si analizzano le modalità di utilizzo e l’esposizione dei lavoratori, e si arriva a una classificazione del livello di rischio.
Il metodo è guidato, ma il punto critico resta l’applicazione.
Dati incompleti o non aggiornati producono valutazioni inaffidabili, anche se il modello viene seguito correttamente nella sua struttura.
È la qualità delle informazioni inserite a fare la differenza, non la sola presenza del documento.
Gli errori più comuni nella valutazione del rischio chimico
Chi gestisce la sicurezza in azienda riconosce facilmente certi pattern ricorrenti.
Le schede di sicurezza (SDS) non aggiornate sono tra i problemi più diffusi, spesso perché vengono scaricate una volta sola e poi dimenticate. Altrettanto frequente è il caso di valutazioni che non tengono conto di cambiamenti nei processi o nei prodotti utilizzati nel tempo.
C’è poi la tendenza a sottostimare l’esposizione reale dei lavoratori, oppure a classificare un rischio come “irrilevante” senza un’analisi effettiva a supporto.
Questi errori restano invisibili finché tutto va bene, ma diventano immediatamente evidenti e problematici in caso di ispezione o infortunio.
Prima di chiudere: una verifica utile
Quando si rivede una valutazione del rischio chimico, è utile partire da alcune domande molto semplici.
– Le sostanze utilizzate oggi sono le stesse di quando è stata fatta la valutazione?
– Le schede di sicurezza sono aggiornate?
– Le modalità operative sono rimaste invariate nel tempo?
Se anche solo una di queste risposte è sì, è probabile che la valutazione non sia più allineata alla realtà aziendale.
Il documento, infatti, deve descrivere ciò che accade davvero ogni giorno in azienda.
Per questo, il passo successivo è altrettanto concreto: fare un inventario reale delle sostanze chimiche presenti, incluse quelle considerate “banali” come detergenti e prodotti per la manutenzione, verificare che le schede di sicurezza (SDS) siano aggiornate e coerenti con la normativa vigente, e assicurarsi che la valutazione del rischio chimico rifletta davvero i processi e i prodotti attualmente in uso.
Sono verifiche semplici, che non richiedono di stravolgere nulla, ma che possono fare una differenza significativa.
Conclusione
Il MoVaRisCh 2026 è il segnale di una tendenza chiara: la valutazione del rischio chimico sta diventando sempre più verificabile, concreta e meno puramente formale.
L’obiettivo non è produrre più documenti, ma avere documenti corretti, aggiornati e difendibili.
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