Rischio caldo sul lavoro: le ordinanze di Veneto e Friuli Venezia Giulia

Ogni estate le temperature raggiungono valori sempre più elevati e il rischio caldo diventa una delle principali criticità da affrontare nei luoghi di lavoro. Le alte temperature possono provocare disidratazione, affaticamento, perdita di concentrazione e, nei casi più gravi, colpi di calore. Tutte condizioni che aumentano anche la probabilità di errori e infortuni. Per ridurre questi rischi, le Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia hanno emanato specifiche ordinanze che limitano alcune attività lavorative all’aperto durante le ore più calde della giornata. È bene ricordare, però, che questi provvedimenti rappresentano una misura aggiuntiva di tutela: la gestione del rischio caldo rimane un obbligo previsto dalla normativa sulla salute e sicurezza sul lavoro e riguarda tutte le aziende esposte alle alte temperature.

Le ordinanze di Veneto e Friuli Venezia Giulia

Per l’estate 2026 le due Regioni hanno introdotto misure temporanee a tutela dei lavoratori maggiormente esposti al caldo intenso.

Regione Periodo di validità Attività interessate Fascia oraria
Veneto dal 17 giugno al 31 agosto 2026 agricoltura, florovivaismo, cave e cantieri edili dalle 12:30 alle 16:00
Friuli Venezia Giulia dal 16 giugno al 15 settembre 2026 agricoltura, florovivaismo, cave, cantieri edili e cantieri stradali dalle 12:30 alle 16:00
Il divieto si applica esclusivamente nei giorni in cui il sistema Worklimate segnala un livello di rischio ALTO per i lavoratori esposti al sole. L’obiettivo è semplice: evitare che le attività più pesanti vengano svolte nelle ore in cui temperatura, umidità e radiazione solare raggiungono i livelli più critici, riducendo così il rischio caldo e la possibilità di malori. La mancata osservanza delle ordinanze può comportare le sanzioni previste dall’art. 650 del Codice Penale.

Le ordinanze sono un punto di partenza, non l’unica misura da adottare

Uno degli equivoci più frequenti è pensare che sia sufficiente rispettare gli orari indicati dalle ordinanze. In realtà il D.Lgs. 81/08 richiede al datore di lavoro di valutare e gestire il rischio caldo ogni volta che le condizioni ambientali possono mettere a rischio la salute dei lavoratori, indipendentemente dall’esistenza di un’ordinanza regionale. Questo significa che il rischio deve essere preso in considerazione nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) e affrontato con misure organizzative adeguate. Aspettare che arrivi un’ondata di calore o un nuovo provvedimento regionale significa intervenire quando il problema è già presente.

Il rischio caldo riguarda anche molti ambienti chiusi

Quando si parla di rischio caldo, il pensiero va subito ai cantieri, ai lavori agricoli o alle attività svolte sotto il sole. In realtà sono molti gli ambienti chiusi che, durante l’estate, possono raggiungere temperature elevate. Le Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare richiamano l‘attenzione anche sugli ambienti non climatizzati influenzati dalle condizioni esterne. È il caso, ad esempio, di: -reparti produttivi; -magazzini; -aree logistiche; -officine; -laboratori; -capannoni industriali. Chi lavora quotidianamente nelle aziende sa bene che, in alcuni di questi ambienti, le temperature possono diventare molto elevate già dalla tarda mattinata. Anche in queste situazioni il rischio caldo deve essere valutato con attenzione, perché il caldo influisce sulle prestazioni fisiche, aumenta la stanchezza e può favorire errori operativi

Come gestire il rischio caldo in azienda

Una buona gestione del rischio caldo nasce dalla programmazione delle attività e dall’organizzazione del lavoro. Tra le misure più efficaci rientrano: –pianificare le lavorazioni più impegnative nelle ore meno calde; –prevedere pause regolari in ambienti ombreggiati o climatizzati; –garantire acqua fresca facilmente accessibile durante tutta la giornata; –informare i lavoratori sui sintomi dello stress termico e sulle corrette modalità di idratazione; –prestare particolare attenzione ai lavoratori più vulnerabili o a chi non è ancora acclimatato; –consultare quotidianamente il portale Worklimate quando sono previste attività all’aperto. Clicca qui per fare una previsione del caldo aggiornata. Nella pratica, la prevenzione funziona quando entra a far parte dell’organizzazione del lavoro. Piccoli accorgimenti, programmati per tempo, possono ridurre in modo significativo il rischio caldo e permettere di lavorare in condizioni più sicure.

Come verificare se oggi è vietato lavorare all’aperto

Le ordinanze fanno riferimento ai bollettini pubblicati dal sistema Worklimate, sviluppato per supportare aziende e lavoratori nella valutazione del rischio legato alle alte temperature. Prima di organizzare le attività all’aperto è consigliabile consultare il portale e verificare il livello di rischio previsto per la propria zona. È un controllo che richiede pochi minuti e permette di pianificare il lavoro nel rispetto delle disposizioni regionali.

Conclusioni

Le ordinanze emanate da Veneto e Friuli Venezia Giulia rappresentano un importante strumento di tutela durante le ondate di calore più intense. Allo stesso tempo richiamano l’attenzione su un tema che interessa molte realtà produttive: il rischio caldo deve essere gestito durante tutta la stagione estiva, non soltanto nei giorni in cui viene emanato un divieto. Valutare il rischio, organizzare il lavoro, aggiornare il DVR e adottare misure di prevenzione adeguate significa tutelare la salute delle persone e ridurre la probabilità di infortuni e malori. Il caldo si può prevedere. Ed è proprio questa la chiave della prevenzione: arrivare preparati, anziché intervenire quando l’emergenza è già iniziata.
i2 Newsletter
mail i2

Ti è piaciuto l'articolo? Ricevi gli aggiornamenti più importanti direttamente nella tua casella di posta email

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

No Comments

Sorry, the comment form is closed at this time.