13 Ott Movimenti ripetitivi sul lavoro: cosa cambia con la ISO 11228-3:2026
Avvitare sempre lo stesso componente, prendere un pezzo e sistemarlo, confezionare un prodotto, utilizzare una pinza, premere un pulsante, etc.. sono attività comuni in moltissime aziende e, prese singolarmente, non sembrano particolarmente impegnative.
Il problema può nascere quando lo stesso gesto viene ripetuto molto frequentemente, per una parte significativa del turno, magari con tempi di ciclo brevi, poca possibilità di recupero o con una certa forza da applicare.
È in queste situazioni che si parla di movimenti ripetitivi e di possibile sovraccarico biomeccanico degli arti superiori.
A maggio 2026 è stata pubblicata la nuova ISO 11228-3:2026, dedicata proprio ai movimenti ripetitivi e agli sforzi degli arti superiori. È la seconda edizione della norma e sostituisce la precedente ISO 11228-3:2007, che è stata tecnicamente revisionata.
Per chi si occupa di sicurezza e valutazione dei rischi, quindi, è un riferimento tecnico che vale la pena conoscere.
Quando i movimenti ripetitivi diventano un rischio?
Non basta dire che un lavoratore compie lo stesso movimento molte volte.
La valutazione deve considerare come viene svolta realmente l’attività. La frequenza delle azioni è certamente un elemento, ma non è l’unico.
Contano anche la durata dell’esposizione, le posture e i movimenti degli arti, la forza applicata, i tempi di recupero e l’organizzazione del lavoro.
La nuova ISO considera inoltre aspetti legati alla richiesta produttiva, ai fattori psicosociali e alla formazione o al livello di abilità richiesto per svolgere il lavoro. Tra i fattori ambientali possono rientrare, ad esempio, clima, rumore, vibrazioni e illuminazione.
Facciamo un esempio semplice.
Un operatore prende un componente, lo posiziona, esegue un’operazione e passa al pezzo successivo. Il componente pesa poco, ma il ciclo dura pochi secondi e viene ripetuto per diverse ore.
In questo caso non avrebbe molto senso valutare soltanto il peso dell’oggetto. Bisogna guardare alla ripetitività dell’azione e all’insieme delle condizioni in cui il lavoro viene svolto.
La stessa situazione può presentarsi in una linea di assemblaggio, nel confezionamento, nella produzione alimentare, in alcune attività della logistica o nelle lavorazioni artigianali.
La norma definisce infatti come attività manuale ripetitiva quella caratterizzata da cicli di lavoro relativamente brevi oppure da azioni uguali o molto simili ripetute per una parte significativa del tempo dell’attività.
Cosa cambia con la ISO 11228-3:2026?
Qui troviamo la parte più interessante della nuova edizione.
La ISO 11228-3:2026 non si limita ad aggiornare il testo precedente.
Introduce un nuovo metodo di valutazione nell’Allegato B e presenta nell’Allegato C diversi metodi e strumenti per la valutazione del rischio, accompagnati da indicazioni sulla loro applicazione e da criteri di inclusione e validazione.
Questo permette di affrontare la valutazione dei movimenti ripetitivi con un quadro tecnico aggiornato e con strumenti che possono essere scelti in relazione alle caratteristiche dell’attività.
È un punto importante perché non esiste un’unica mansione ripetitiva.
Un’attività di assemblaggio non è necessariamente confrontabile con una lavorazione manuale nel settore alimentare o con un’attività di confezionamento. Possono cambiare i tempi di ciclo, la forza richiesta, le posture, il tipo di presa, l’organizzazione dei turni e i tempi di recupero.
Per questo la valutazione deve partire dal lavoro reale e dalle sue caratteristiche, non semplicemente dalla scelta di un metodo.
ISO 11228-3:2026 e le altre norme sulla movimentazione manuale
Un altro aspetto da tenere presente è che la ISO 11228-3 non va considerata come una norma che comprende qualsiasi situazione di movimentazione manuale.
La serie ISO 11228 è suddivisa in più parti.
La ISO 11228-1 riguarda il sollevamento, l’abbassamento e il trasporto, mentre la ISO 11228-2 riguarda le attività di spinta e traino. La nuova ISO 11228-3 si concentra invece sulle attività ripetitive e sugli sforzi degli arti superiori.
Nella valutazione non basta individuare genericamente una “movimentazione”: bisogna capire che tipo di attività viene svolta e quali fattori di rischio sono effettivamente presenti.
Cosa conviene verificare in azienda?
Per un’azienda che ha già una valutazione del rischio da movimenti ripetitivi, la pubblicazione della nuova norma può essere l’occasione per fare una verifica e per capire se il documento fotografa ancora il lavoro reale.
Per esempio:
– sono cambiate le modalità di lavoro?
– sono state introdotte nuove macchine o attrezzature?
-sono cambiati i tempi di ciclo o i ritmi produttivi?
– le mansioni sono rimaste le stesse?
– sono cambiati i turni o i tempi di recupero?
– la valutazione considera realmente posture, frequenza, forza e durata dell’esposizione?
Sono domande semplici, ma spesso sono proprio queste a far emergere che una mansione descritta qualche tempo prima non viene più svolta esattamente nello stesso modo.
E questo vale ancora di più quando si parla di rischio ergonomico: per valutare correttamente una situazione bisogna osservare quello che il lavoratore fa davvero, non soltanto quello che è scritto nella descrizione della mansione.
Come si può ridurre il rischio?
Se dalla valutazione emerge un’esposizione significativa, il passaggio successivo non dovrebbe essere semplicemente quello di assegnare un livello di rischio elevato.
Bisogna capire dove si può intervenire concretamente.
A seconda della situazione, si può lavorare sulla progettazione della postazione, sulle attrezzature utilizzate, sulle modalità di presa e movimentazione, sull’organizzazione dei compiti o sui tempi di recupero.
Anche piccoli cambiamenti possono essere utili quando permettono di ridurre la frequenza di un determinato gesto, diminuire la forza necessaria o evitare posture mantenute per tempi prolungati.
La stessa ISO sottolinea infatti l’importanza dell’ergonomia nella progettazione e nell’organizzazione del lavoro come strumento per prevenire le conseguenze del lavoro ripetitivo.
Non bisogna quindi aspettare che compaiano dolore o disturbi per occuparsi del problema.
La valutazione del rischio serve proprio a individuare le condizioni che possono portare a un sovraccarico e intervenire prima che si trasformino in un problema per il lavoratore.
E’ bene ricordare che le patologie da sovraccarico biomeccanico sono le malattie professionali più spesso denunciate all’INAIL.
Un riferimento tecnico aggiornato per la valutazione dei movimenti ripetitivi
La pubblicazione della ISO 11228-3:2026 aggiorna un riferimento tecnico che risaliva al 2007 e introduce nuovi strumenti per affrontare la valutazione dei movimenti ripetitivi degli arti superiori.
Per le aziende, però, la novità non dovrebbe tradursi nella semplice sostituzione di una sigla con un’altra nei documenti.
La cosa più utile è verificare se la valutazione del rischio è ancora coerente con il lavoro che viene svolto oggi, soprattutto quando sono presenti attività ripetitive, tempi di ciclo brevi, applicazione di forza o posture che coinvolgono in modo significativo gli arti superiori.
La nuova norma può diventare, in questo percorso, un riferimento tecnico aggiornato per analizzare il rischio e individuare le misure di prevenzione più adatte alla specifica attività.
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